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"Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana". In libreria dal 24 gennaio

Giovedì 24 gennaio esce in libreria: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana. Don Milani e il mondo del lavoro". Un libro è scritto a più voci, è dedicato a Michele Gesualdi (allievo ed ex sindacalista a un anno dalla sua scomparsa), è curato da Francesco Lauria ed è edito da Edizioni Lavoro in collaborazione con la Fondazione Don Milani. Il sindacato, insieme all’insegnamento e all’impegno politico e civile, era sempre nelle parole e nell'insegnamento del priore di Barbiana ai ragazzi per praticare l’amore e dare una finalità alla vita. Oltre a Gesualdi, molti allievi di don Milani hanno seguito l'invito del sacerdote, generazioni di sindacaliste e sindacalisti hanno tratto e tuttora traggono ispirazione dalle parole e dai gesti del sacerdote fiorentino.

Il testo, in oltre duecento pagine, raccoglie, oltre alla prefazione della segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan e alla postfazione del direttore de l’Espresso Marco Damilano, testi di due capisaldi tra gli allievi di Don Milani: entrambi purtroppo scomparsi nel 2018: il già citato Michele Gesualdi e Maresco Ballini. Ad essi si affiancano le testimonianze inedite di alcuni allievi di Don Milani divenuti sindacalisti: Agostino Burberi, Francuccio Gesualdi, Paolo Landi.
Il volume a più voci, oltre ai contributi degli ex allievi sindacalisti, raccoglie le riflessioni dei responsabili e degli assistenti del Centro Studi Cisl di Fiesole (Francesco Lauria, Luigi Lama, Francesco Scrima, Giuseppe Gallo), di Sandra Gesualdi e Lauro Seriacopi della Fondazione Don Milani, di due noti sociologi e formatori del sindacato come Bruno Manghi ed Emidio Pichelan. Completano il testo due interviste alla nipote di Don Lorenzo, Flavia Milani Comparetti e a Piero Meucci, figlio di Giampaolo, esponente quel poliedrico e complesso “laboratorio fiorentino”, in cui, oltre a Don Milani, è possibile annoverare, tra gli altri, Giorgio La Pira, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo.

Gran parte delle testimonianze del libro racconta, da punti di vista diversi, il “filo intrecciato” tra la montagna sul versante Nord di Monte Giovi dove sorgono le case sparse nel bosco di Barbiana e la scuola per sindacalisti Cisl che si trova non distante, sulla colline che, da Firenze, portano a Fiesole. Non si tratta, però, di una lettura di parte del messaggio di Don Lorenzo Milani che è ascoltato in tutto il mondo e “resistente” fino ad oggi proprio per la sua universalità, non confinabile nelle mura di un unico sindacato. Leggere le pagine di questo libro è utile per confrontarsi non solo con le esigenti parole di Don Milani, ma per raccordarle con quelle di Papa Francesco che ha invitato con forza il movimento dei lavoratori, nel ventunesimo secolo, a riattualizzare due grandi orizzonti, superando storture e pigrizie: quelli della “profezia e dell’innovazione”.
Quella vissuta fin dagli anni cinquanta da Don Milani e dai suoi allievi è, infatti, una storia preziosa che va conosciuta e tramandata, una storia di riscatto e di impegno, denuncia e testimonianza, mobilitazione e costruzione paziente, nelle fabbriche di Calenzano come nell’”esilio generativo” del contesto agricolo e montano di Barbiana.


Ma quali sono le sfide oggi per una rappresentanza del lavoro che deve ridefinirsi e affrontare con coraggio le sfide del presente? Se la leva del potere rimane, ieri come oggi, “influire con la parola e con l’esempio”, su cosa ripartire e, sotto certi aspetti, rifondare la rappresentanza del lavoro? Come scrive Marco Damilano nella postfazione, il metodo milaniano, a partire dal valore attribuito al sapere condiviso per ribaltare le disuguaglianze, è tuttora pienamente attuale. Occorre una nuova generazione di sindacaliste e sindacalisti che si muovano nella nostra storia, parlino il linguaggio del nostro tempo e cerchino di far sentire, collettivamente, la loro voce, in particolare al sempre più vasto popolo dei “quinto stato”, quello dei non rappresentati. Solo così, parafrasando le parole di Michele Gesualdi contenute nel libro, sarà possibile a “far camminare” il messaggio e la figura di Don Milani, senza ergerlo su improbabili e sterili altari, ma continuando a dare valore alla coerenza che mette a confronto stringente fatti e valori.
Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana parla anche di questo: dell’innalzamento dei più deboli, attraverso il sapere e l'impegno, anche e soprattutto di coloro che, come afferma Papa Bergoglio, vivono “fuori dalla città del lavoro”: i precari, gli sfruttati, gli espulsi. Persone che, oggi, come ai temi della scuola di Barbiana e di Lettera a una professoressa, hanno bisogno di più sindacato, di più associazione, di più rappresentanza, di più inclusione. Non del deserto frantumato e illusorio della disintermediazione e dell'individualismo.


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